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Museo del Vino: Muvit di Torgiano

Se beviamo con temperanza e in piccoli sorsi 
il vino stilla nei nostri polmoni 
come la più dolce rugiada del mattino. 
Socrate

Fin dall’antichità il vino è stato protagonista di poesie e racconti, storie e leggende, leggi e consuetudini. Il vino fa parte della nostra cultura da tempi lontanissimi e noi oggi ne parliamo costantemente, perché intorno ad esso si raccolgono le persone e le vite che queste persone hanno costruito anche grazie al vino. Ecco perché nel corso degli anni sono nati diversi musei del vino, ed ecco perché mi trovo a scrivere qui di un museo del vino.

Il Muvit, che ha visto la luce nel 1974, secondo me è il principe dei musei del vino data la sua grandezza e importanza, ma soprattutto per il suo approccio scientifico e i temi trattati. La visita può avere molteplici livelli. Io sono un po’ di parte essendo un’archeologa, ma devo dire che la scelta dell’esposizione abbraccia così tanti campi che può affascinare per diversi aspetti.

Solo per dire, sono esposte anche opere di Annibale Carracci, Mantegna, Picasso, Guttuso e Jean Cocteau. Per il New York Times “il migliore museo del vino in Italia”.

Il Muvit è gestito dalla Fondazione Lungarotti, nata nel 1987 per volontà del fondatore delle Cantine Lungarotti, Giorgio, e di sua moglie, Maria Grazia, storica dell’arte e archivista, classe 1926.

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Il Museo del vino è allestito all’interno del seicentesco Palazzo Graziani-Baglioni e si sviluppa in venti sale con 3500 manufatti esposti. Insieme al Museo dell’Olivo e dell’Olio, all’Osteria del Museo, al Relais Le tre Vaselle, all’Agriturismo Poggio alle Vigne, alle cantine di Torgiano e Montefalco, ha precorso i tempi su quello che oggi viene definito enoturismo, ma che i Lungarotti hanno saputo creare quasi cinquant’anni fa con grande lungimiranza e attenzione.


Andiamo per gradi, anzi per sale!


Collezione archeologica

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La millenaria storia del vino è testimoniata da brocche cicladiche (III millennio a.C.) e versatoi hittiti (III-II millennio a.C.), corredi ceramici greci, etruschi e romani. Ma anche corredi funerari in bronzo e vetro. Grandi anfore vinarie esposte in verticale con un suggestivo disegno, come se fossero un carico mercantile appena sbarcato.

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Una coppa da simposio, chiamata in greco kylix, della metà del VI sec. a. C. troneggia nel mezzo della sala con la simpatica scritta Phrinos mi fece sta allegro!

Un meraviglioso askos di bronzo di area vesuviana del I sec. d. C. presenta un manico a forma di toro.

La ceramica italiana dal Medioevo ad oggi presente nel Museo del Vino

La ceramica esposta in questo museo del vino sviluppa tre temi cardine della storia del vino:

il vino come alimento

Sono esposti manufatti ceramici delle tavole contadine e monastiche, come semplici boccali, misure del “vinello” e panate, ma anche coppe istoriate e fiasche da parata delle tavole più agiate. Molto particolare un’olla per l’acqua del XIV secolo raffigurante un centauro leontiforme di produzione alto laziale e riconducente alla simbologia di Federico II. Poi zaffere blu e ceramiche d’ispirazione islamica, smalti e lustri. Un piatto singolare del XVI secolo raffigura un prete inginocchiato davanti ad una botte, opera del ceramista derutese Giacomo Mancini detto “il frate”.

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il vino come medicamento

Dagli scaffali degli speziali e delle farmacie ospedaliere o conventuali provengono bottiglie e albarelli, unguentari e pillolieri, sui quali è scritto il nome del medicamento. In questi medicinali il vino era presente come ingrediente o solvente. Sono affiancati da edizioni colte dei testi medici fra i più noti, come quelli di Ippocrate, Galeno e Arnaldo da Villanova, che vanno dal XV al XVIII secolo.

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il vino nel mito

La tradizione vuole che la vite sia stata scoperta da Dioniso (Bacco per i Romani) e la grande diffusione opera dei suoi vagabondaggi. Da sempre divinità collegata al vino, all’ebbrezza e ai suoi corteggi di satiri e baccanti.

Tra i pezzi più interessanti “Infantia de Bacho” un piatto datato 1528 di Mastro Giorgio Andreoli da Gubbio, figura di spicco nella produzione ceramica rinascimentale eugubina grazie alla tecnica del lustro rosso rubino. Il modello è tratto da un’incisione di Marcantonio Raimondi su idea di Raffaello.


Nella collezione delle ceramiche moderne sono esposte il “Dionysos Eydendros” di Joe Tylson e “La Baccante” firmata da Nino Caruso.

Artigianato e ferri da cialda

Alcuni allestimenti sono dedicati alle lavorazioni artigianali legate al vino come la fabbricazione delle botti, la costruzione dei canestri, la produzione delle corde, la tessitura, il ricamo, la produzione di cocci e la lavorazione del ferro.

Vi è anche una raccolta di ferri da cialda che vanno dal XIII al XVII secolo, legati al museo per il fatto di avere il vino tra gli ingredienti di preparazione e di venir consumati con il vino.

Le incisioni

Per gli appassionati di stampe e incisioni sarà piacevole visitare una delle più grandi raccolte europee di incisioni e disegni a tema dionisiaco, composta da oltre 600 fogli che coprono il periodo fra XV e XX secolo.

L’esposizione comprende una stampa ideata e incisa da Andrea Mantegna, una delle prime incisioni a bulino esistenti, il “Baccanale con Sileno” in cui è rappresentato un Sileno, seguace di Bacco, mentre viene sorretto a fatica da alcuni Satiri, sotto gli effetti dell’ubriachezza.

Un Sileno ebbro è anche il protagonista della stampa tratta da una lastra d’argento incisa da Annibale Carracci.

Altri autori esposti sono: Marcantonio Raimondi, il grande divulgatore delle opere di Raffaello; Agostino Veneziano, allievo del Raimondi; Marco Dente, della cerchia di Marcantonio Raimondi, incisore di fiducia di Raffaello; Pietro Testa, detto il Lucchesino; Hieronymus Hopfer con l’irriverente acquaforte “Bacco e il papa presiedono la vendemmia”; Hendrick Goltzius e i fiamminghi; Sante Bartoli, famoso incisore di antichità; Giovanni Battista Piranesi, famoso incisore e architetto; fino ad arrivare a Pablo Picasso “Baccanale” del 1959 e Renato Guttuso “Bacco” del 1980.

Seguono la collezione di ex libris (etichette con inciso e stampato il nome del possessore) e di testi antiquari sul vino nella letteratura, nei trattati e nei testi popolari.

Tecniche di vinificazione

In una bellissima sala con volta a botte è esposto un grande torchio eugubino a trave, della tipologia detta “di Catone”, per la descrizione fattane dallo scrittore latino nel Liber de agri cultura.

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Sono esposti anche due torchi verticali, detti “di Plinio” e diversi attrezzi agricoli, il tutto corredato da pannelli didattici e foto storiche legate alla vendemmia e ai lavori in vigna. Sempre legata alla viticoltura è anche la ricostruzione di un distillatore utilizzato in ambito conventuale.

I miei pezzi preferiti del Museo del Vino

Bevi… se puoi!

Fra i contenitori per vino mi hanno colpita quelli ad inganno, detti “bevi se puoi” di cui non conoscevo l’esistenza. In effetti intorno al vino e durante il banchetto non sono mai mancati giochi e scherzi, fin dall’epoca classica. Questi “bevi se puoi” erano particolarmente in voga fra XVI e XVIII secolo e a Torgiano se ne trovano alcuni esemplari in vetro e ceramica. Sostanzialmente sembrano recipienti come gli altri ma nascondono un trucco, cioè quando si cerca di bere il vino esce da qualche buco nascosto annaffiando il malcapitato, finché non si scopre come tapparlo!

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Caraffa scherzo in vetro soffiato di fattura francese, sec. XVI

Mangia, bevi, gioca

Mi è piaciuta anche una brocca con una scritta invito da prendere davvero in considerazione: ede bibe lude (mangia, bevi, gioca)… come dargli torto!

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Infatti una volta uscita dal museo sono andata a mangiare e a bere all’Osteria del Museo, che vi consiglio vivamente sia per le pietanze che per la grande scelta della carta di tutti i vini Lungarotti.

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E il vostro pezzo preferito quale sarà? Scrivetemelo se vi va nei commenti o postando una foto su IG o FB con tag destinazione umbria


MOO Museo dell’OLivo e dell’OLio

Se avete ancora tempo a disposizione potete abbinare la visita al vicino museo Moo, dedicato all’Olivo e al suo prezioso estratto, sviluppato su undici sale e situato in un piccolo nucleo di abitazioni medievali. Il Museo creato nel 2000 è gestito anch’esso dalla Fondazione, sotto la direzione di Maria Grazia Lungarotti. I temi delle collezioni artistiche, archeologiche, etnografiche e delle arti decorative sono:

olivicoltura
usi dell’olio
olio e arti del fuoco
letteratura
usanze e tradizioni

Informazioni per la visita al museo del vino e al museo dell’olio

Il MUVIT è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18 durante l’estate. Se andate in altri periodi consultate la loro pagina dedicata.

Biglietto unico per entrambi i musei: intero 7,00 € (include un calice di vino all’Osteria del Museo) ridotto 5,00 € (gruppi min. 12 persone, studenti universitari con libretto, ragazzi dai 6 ai 18 anni, convenzionati) ridotto scuola 4,00 € (gruppi scolaresche)

Il Moo al momento è visitabile su prenotazione.

Entrambi i Musei sono accessibili alle persone con disabilità motorie in quasi tutto il percorso espositivo: al MUVIT sono accessibili le 14 sale del piano terra, al MOO, dotato di elevatore, è accessibile tutto il percorso.

E in conclusione, se vi è piaciuto questo articolo sul Museo del Vino leggete anche Lungarotti: viaggio fra Umbria e vinoPicnic in vigna Lungarotti a Montefalco.

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